Politica e Attualità: Associazioni protestano perchè la Regione non dà soldi

11 marzo 2014

È davvero stupefacente il ripetersi di un rito a dir poco disdicevole: quello di chi continua a chieder soldi facendo leva sulla marginalità sociale, il dolore, la sofferenza e chi più ne ha più ne metta. I soldi pubblici sono pochi, e ben fa chi ha la capacità di darli per il soddisfacimento autentico dei bisogni. Come mai tutte queste associazioni di disabili che protestano non rendicontano come utilizzano il denaro dei loro associati e delle elargizioni pubbliche e private? Come mai questi sedicenti rappresentanti di categorie di handicappati non si preoccupano dei soldi che mancano per gli strumenti e gli insegnanti specializzati nelle scuole, per adattare i trasporti e abbattere le barriere architettoniche, per formare giovani spendibili nel mondo del lavoro, per offrire assistenza agli anziani e ai non autosufficienti?

A me pare che le associazioni che protestano e chiedono soldi agli assessori e ai consiglieri regionali lo facciano per perpetuare l’esistenza di un mondo poco utile, che non risolve i bisogni, che non migliora la qualità della vita, ma che anzi, proprio dai bisogni insoddisfatti e dalla marginalità sociale trae spunto per esistere. Perché queste associazioni se dicono di essere così importanti per i sordi, i ciechi, le famiglie dei down, i mutilati e via menomando, non chiedono innanzitutto un contributo ai loro soci? C’è da chiedersi come mai chi ha una menomazione è così poco disponibile a pagare una quota associativa e c’è da chiedersi come mai così in pochi di noi cosiddetti handicappati siano disposti a farsi rappresentare. Le associazioni sono quindi poco rappresentative sia di bisogni che di persone e pertanto non costituiscono più un bacino significativo di consenso. Ne è testimonianza che tutti gli ultimi tentativi di fare eleggere un qualche rappresentante dei disabili nei consigli comunali, regionali o in Parlamento sono falliti per non avere trovato il benché minimo seguito. Ben fa quindi il politico onesto e serio a non dare soldi a pioggia, ma a finanziare progetti che possano essere da tutti verificati per la loro utilità.

 


  1. Commenti

  2. Lorenza 15:49 on 12 marzo 2014

    Ciao Davide. Alle tue considerazioni, ne aggiungo delle altre. Non so dire cosa ora facciano le associazioni poiché da qualche anno ne sono fuori… Un tempo, esse hanno anche offerto servizi importanti, però hanno anche sperperato denaro pubblico: è facile spendere dei soldi che ti piovono dal cielo, magari facendo ciò che non faresti mai se quei soldi fossero frutto delle tue fatiche… Credo tutti sappiamo o comunque supponiamo quali fossero i rapporti fra forze politiche ed associazioni in tempi di vacche grasse: “do ut des”, voti contro contributi… Sono convinta che oggi la rappresentatività delle associazioni sia – al pari di quella dei partiti - prossima allo zero e ne è prova il costante calo delle iscrizioni. Il mondo dell’associazionismo e del terzo settore in genere andrebbe ripensato e riportato alle sue origini, allorquando quelli che erano tutelati erano gli interessi degli iscritti e nulla più. D’altra parte, il pubblico dovrebbe avocare a sé quei servizi che ancor oggi le associazioni danno, essendo dovere dello Stato e delle sue amministrazioni farsene carico.


  3. Camillo Scroccarello 18:25 on 18 marzo 2014

    Ciao Davide e Lorenza, condivido in pieno il vostro pensiero. Non solo oggi a mio avviso le associazioni non hanno utilità e non ci rappresentano più, ma secondo me ci vendono anche. So perfettamente che è brutto da dire, ma fino allo scorso anno da Roma hanno organizzato manifestazioni e poi annullate perché? Per pura coincidenza nell'arco di qualche settimana hanno avuto il ripristino di un finanziamento. I servizi funzionano se ci sono soldi, ma se ci sono i soci a richiederli. L'unione italiana ciechi ha perso di vista questo discorso continuando sia a perdere iscritti, sia a trascurare i bisogni reali. Nulla si sta facendo ad esempio per avere il servizio civile funzionante e continuativo. Poco o quasi nulla si sta facendo per ampliare gli sbocchi professionali dei ciechi con la conseguenza, di correre il rischio elevato di essere emarginati e non essere più utili al mercato del lavoro. Non occorrono soldi per chiedere servizi poco utili, ma occorrono soldi, idee innovative, persone giovani, capaci e con la voglia di affrontare nuove sfide. Tutto questo si può fare solo con la volontà di tutti, ma soprattutto si potrà fare quando l'unione considererà i soci tutti uguali e non suddivisi in soci di serie a e serie b. Fino a quando i dirigenti dell'associazione e credo non solo dell'unione distinguerà tra soci di serie a e soci di serie b, non può esserci nessun cambiamento. Il cambiamento ci può essere solo con un'ampia apertura mentale. Un saluto. Camillo Scroccarello

    • davidino 09:03 on 8 aprile 2014

      condivido in pieno le tue riflessioni un saluto Davide


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